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Intervista a Gian Paolo Serino, critico letterario, fondatore di Satisfiction

Dicembre 28, 2008 raffaellosetten 1 commento

serino

“Ciao Raffaello, ti ringrazio per l’invito.

Di Facebook ho scritto in diversi articoli (due pubblicati su IL Giornale). Credo che Facebook come tutti i nuovi media costituisca un progresso e un regresso. Da una parte il lontano si avvicina dall’altra il vicino si allontana. Rischiamo di sapere tutto su come sta un amico d’infanzia e magari dimenticarci del vicino di casa. Personalmente uso Facebook come uno strumento di lavoro.

Sono sempre stato attirato da quei mezzi che tolgono la polvere alla cultura: da critico letterario, oltre a collaborare con le più diverse testate nazionali (Come puoi leggere nel profilo del mio blog su www.satisfiction.it ), sono stato tra i primi a proporre la letteratura su Internet attraverso il blog Satisfiction. Un blog che è stato da subito un successo, oggi è a 5 anni dalla nascita sempre tra i più visti e commentati, credo proprio al fatto di provocare e coinvolgere il lettore.

Non solo con gli argomenti proposti e con il linguaggio internet, molto diverso, in molti casi, da quello che uso sulla carta stampata, ma anche la formula “soddisfatti o rimborsati”.

Ho applicato questo concetto anche ai libri: stanco di quello che chiamo “marketing”, di leggere pagine culturali ridotte a marchette e ricordando che Piero Chiara distingueva tra pubblicitari e critici, ho invitato al ritorno di una coscienza critica.Così se recensisco un libro mi assumo la responsabilità di rimborsare il prezzo di copertina se la mia recensione è considerata in qualche modo ingannevole. Lo stesso principio della rivista Satisfiction, la prima free press culturale italiana, distribuita in tutte le Fnac e Feltrinelli di Italia che, oltre ad avvalersi di 60 collaboratori, propone testi inediti di grandi autori italiani e stranieri.

Ed è lo stesso linguaggio che adopero per la mia trasmissione su Radio Capital. Credo che Facebook, se lo si utilizza come strumento lavorativo, sia un ottimo mezzo. Certo il rischio dell’addiction è alto.

Ma cosa, oggi, non rischia di creare dipendenza?”