Intervista a Gian Paolo Serino, critico letterario, fondatore di Satisfiction

“Ciao Raffaello, ti ringrazio per l’invito.
Di Facebook ho scritto in diversi articoli (due pubblicati su IL Giornale). Credo che Facebook come tutti i nuovi media costituisca un progresso e un regresso. Da una parte il lontano si avvicina dall’altra il vicino si allontana. Rischiamo di sapere tutto su come sta un amico d’infanzia e magari dimenticarci del vicino di casa. Personalmente uso Facebook come uno strumento di lavoro.
Sono sempre stato attirato da quei mezzi che tolgono la polvere alla cultura: da critico letterario, oltre a collaborare con le più diverse testate nazionali (Come puoi leggere nel profilo del mio blog su www.satisfiction.it ), sono stato tra i primi a proporre la letteratura su Internet attraverso il blog Satisfiction. Un blog che è stato da subito un successo, oggi è a 5 anni dalla nascita sempre tra i più visti e commentati, credo proprio al fatto di provocare e coinvolgere il lettore.
Non solo con gli argomenti proposti e con il linguaggio internet, molto diverso, in molti casi, da quello che uso sulla carta stampata, ma anche la formula “soddisfatti o rimborsati”.
Ho applicato questo concetto anche ai libri: stanco di quello che chiamo “marketing”, di leggere pagine culturali ridotte a marchette e ricordando che Piero Chiara distingueva tra pubblicitari e critici, ho invitato al ritorno di una coscienza critica.Così se recensisco un libro mi assumo la responsabilità di rimborsare il prezzo di copertina se la mia recensione è considerata in qualche modo ingannevole. Lo stesso principio della rivista Satisfiction, la prima free press culturale italiana, distribuita in tutte le Fnac e Feltrinelli di Italia che, oltre ad avvalersi di 60 collaboratori, propone testi inediti di grandi autori italiani e stranieri.
Ed è lo stesso linguaggio che adopero per la mia trasmissione su Radio Capital. Credo che Facebook, se lo si utilizza come strumento lavorativo, sia un ottimo mezzo. Certo il rischio dell’addiction è alto.
Ma cosa, oggi, non rischia di creare dipendenza?”








