
Eccovi l’intervista a Mario De Santis, giornalista che si divide tra radio e poesia.
“Ciao Raffaello
mi chiedi di scrivere di blog e social network.
Ho cominciato a scrivere il blog 3 anni fa, con fasi alterne. Scrivendo molto, poco o nulla, a secondo del periodo.
Prima scrivevo di tutto , ora come un canale tematico (libri) – credo che il futuro dei media sia un un assestarsi su spinte generaliste che però nasce dalla composizione di varie “tribù monotematiche” (come ha fatto Obama in politica, minoranze che tutte assieme hanno trovato un punto in comune e un programma oltre che un leader politico.)
Credo molto nei blog e nell’informazione internet, nella comunicazione e anche nella socializzazione affidata a Internet. LA dimensione “orizzontale” per capirci. Ma con dei distinguo. Infatti credo che un passaggio rapido ad una comunicazione orizzontale, fatta dagli utenti sia una splendida utopia. Sono necessarie alcune premesse.
L’informazione e la comunicazione non possono ancora passare a questo modello (blog/youtube ecc.) per un’arretrata tecnologia (la diffusione della banda larga è limitata, l’Italia è molto indietro e se guardo al mondo vedo che nella metà del pianeta non è ancora arrivato il telefono, secondo i dati dell’OSCE, altro che internet! )
Esiste un problema su controllo delle fonti di chi informa – leggo un blog e una notizia ma chi mi dice sia vera?
Esiste un problema di riconoscimento: che mi dice che il blog di xxyy che parla di economia sia autorevole? chi è xxyy? chi lo riconosce? chi lo accredita?
Esiste un problema di pubblicità, specie in Italia in cui non c’è spazio per soggetti indipendenti che fanno molta fatica e faticano gli stessi giornali di carta ora.
Roberto D’Agostino pur con numeri importanti ha dovuto creare sezioni a pagamento – per professionisti del settore, quindi mercato di nicchia -e ospitare pubblicità di siti soft-porno e telefonici vari, mettendo a dura prova la sua indipendenza rispetto ai temi trattati. L’ideale per un sito come Dagospia sarebbe una sorta di abbonamento diffuso dei cittadini, ma si sa che l ‘ Italia è un paese in cui nessuno è disposto a pagare per l’informazione – nessuno comprava i giornali al mattino, ma da quando c’è la free-press il consumo di copie di giornali è triplicato, ma due terzi sono giornali gratuiti.
Esiste un problema sociale italiano legato a questo e legato alla “fama” oggi per avere un blog italiano autorevole devi partire già “famoso” da Beppe Grillo (il personaggio più famoso d’Italia, quando aveva platee di 22 milioni di spettatori in TV) o come Roberto D’Agostino che da Arbore a Domenica In ha trovato nel blog la sua rinascita. O blog di personaggi famosi seppur in un ambito più ristretto, giornalistico e intellettuale e in una fetta di pubblico, come Luca Sofri col suo Wittgenstein. O Linus se vuoi. Più difficile l’affermazione sulla scena mediatica di un blog che nasca solo dall’ esperienza on line.
E’ accaduto a Pulsatilla di arrivare al libro dalla rete (ma pescata da un editore di élite, non spinta da masse di lettori) e solo nel momento in cui – filtrata dal libro – è approdata ai giornali di carta e da qui ai lettori di libri che sono una minoranza è diventata una “autrice”.
In fondo le sue decine di migliaia di libri venduti non sono nulla di fronte alla platea degli utenti internet (solo gli scritti a Facebook sono 6 milioni). Poteva registrare accessi per centinaia di migliaia sul suo blog, ma questo non accade, per colpa degli utenti di Internet che nella stragrande maggioranza evidentemente stanno replicando in Italia il modello passivo dello spettatore o stano creando delle micro-nicchie autosufficienti. Questo per dire che non ci sarà mai un polo informativo e contro-informativo su Internet nel nostro paese.
E ‘ con queste premesse negative che arrivo al mio blog. Dopo un periodo “generalista” tiro le somme che ho appena riassunto e decido di dedicare volutamente il mio blog solo alle letture di libri, recensioni da lasciare online e che siano riserva perenne della rubrica che conduco nel programma di Laura Antonini (Megajay, sabato e domenica mattina, ore 8.30/7.30) puntando per ora sulla nicchia interessata ai libri – bacino del 40% di italiani, percentuale speriamo un po’ più alta per la totalità del pubblico Deejay).
Credo inoltre che un colpo ai blog lo abbia dato ora Facebook. La connettività rapida ha rubato tempo – di quello speso online – per aggiornare e frequentare i blog di lettura e opinione. Si sta più su FB che non a scrivere e a leggere blog. E figuriamoci i libri e i giornali (on line e non).
La compulsività partecipativa e socializzante di Facebook ha rubato energie alla fruizione lenta e individuale dei blog che venivano scritti e letti e commentati in tempi molto lenti e separati, mentre invece oggi Facebook ti obbliga ad una velocità e al tempo stesso ad una permanenza di connessione altissima. Inoltre al recente riforma grafica di Facebook incanala la condivisione di contenuti “superficiali” (applicazioni-test, video musicali, foto. link vari. C’è un abbassamento improvviso di scrittura di “note” e altri contenuti più densi).
Credo che Facebook esploderà a breve come fenomeno proprio ora che ha deciso di organizzare il proprio sistema editoriale per favorire una socialità da intrattenimento giocoso e meno da network sociale come sembrava all’inizio. Lo vedo già in agonia laddove molti lo vedono vivacissimo. Facebook come strumento “politico” è stata una breve illusione di cui ha beneficiato Obama, ora il network corre ai ripari anche con interventi “pesanti” http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/tecnologia/facebook-world/censura-rana/censura-rana.html
Concludo con qualcosa su di me: nel mio lavoro ho reputato lasciare che il mio contributo alla cultura pop e generalista sia svolta dal lavoro che faccio per la radio (che è anche a suoi modo lavoro per la tv) ovvero i mezzi tradizionali.
Parallelamente coltivo interessi letterari extramediatici (scrivo poesia e scrivo “di” poesia su Magazine specializzati) e ho deciso di destinare a Internet una quota di tempo e mirare ad una quota di “media elite” ( i lettori di libri, pubblico, ma un po’ speciale) le mie energie convinto che per ora la propagazione di idee sia ancora – per forza e non perché a me piaccia così – piramidale non orizzontale.
Ma non siamo lontani, tutto dipenderà non solo da coincidenze e mutamenti di mentalità meno prevedibili , ma soprattutto dall’adeguamento tecnologico. Solo se si promuove la distribuzione del segnale si avrà vero cambiamento di contenuti, non serve a nulla finanziare i contenuti senza una rete di distribuzione pubblica gratuita e accessibile.
Un caro saluto, buon lavoro”
Mario De Santis