Intervista a Alessandro Zaccuri, giornalista, conduttore televisivo
Mi sono iscritto a Facebook alla fine di agosto del 2008 e da allora, sinceramente, non ho capito se sia più cambiato il mio modo di comunicare oppure l’idea che i facebookers si sono fatti della comunicazione. Non è soltanto questione di interfacce che si trasformano, applicazioni che si moltiplicano, spam che silenziosamente inizia a invadere la posta interna al network. Sono convinto che la rapidità sia una parte determinante dei processi che si verificano in rete e che Facebook, in quanto straordinaria success story del web, viaggi su ritmi ancora più intensi. Non che mi penta di essermi iscritto, intendiamoci. Ma per il momento la pratica del social network (e di un social network tanto esteso e popolare come Facebook) mi ha fatto più che altro intuire la direzione in cui il nostro modo di comunicare potrebbe evolversi in futuro.Non è ancora il mio modo di comunicare, ma presto o tardi diventerà di tutti. O quasi. Che cosa apprezzo in Facebook? L’esaltazione del rapporto personale, che però può anche rivelarsi un limite, nel senso che, se tutto diventa personale, allora nulla è più davvero personale. Nella prima fase (quella in cui ero un po’ più ingenuo io e un po’ più spartano il sistema) mi è anche piaciuta la semplicità di alcune risorse, dall’upload delle foto alla relativa riservatezza della messaggistica. Non ho mai amato molto, invece, il meccanismo delle “cause” e, in subordine, quello dei “gruppi”. Troppa mescolanza tra obiettivi sacrosanti (per quanto spesso ovvi) e un atteggiamento ludico-ironico che, a mio modesto parere, rischia di diventare la tomba del senso critico sulla rete. Attraverso Facebook, però, ho anche incontrato una manciata di amici veri, con cui è scattata una consonanza profonda e con cui è nato il desiderio di frequentarsi anche al di fuori di questo ambiente forzatamente virtuale. So che è un atteggiamento terribilmente vecchio stile, tuttavia continuo a pensare che la rete sia anzitutto uno strumento che può arricchire, tra l’altro, una rete di relazione da radicare comunque altrove. Non avrei mai frequentato Second Life, rimango su Facebook anche se a volte con qualche perplessità e sì, lo ammetto: mi attira Twitter, per quelle caratteristiche di brevità e velocità che ho imparato a sfruttare nel mio lavoro di giornalista. Ma questo sarebbe, nel caso, un altro discorso.









